Every time you see the word never you must cross it out.
Read to me the questions the answers write them in your arm.
Let me copy off you let me write it all on your skin just like
paper it don't matter. You can see thru trees trees can see you
in skin in time in formaldehyde or lyme.
In a disaster they found you unfurled and your shirt up your
neck and your chest paper-smooth with secrets that would
never be told. Paper never lived like an arachnid did.
Every time you see the word never you must cross it out.
Hatching and falling and hatching and falling and hatching...most
people walk right through me leave their scent but that's all.
Something thicker is sticking...paper kitten claw paper rule of
law paper wedding dress paper printing press paper sleeping
bag paper boy in drag paper antler hat paper sleepy cat paper
skeletor paper oven door paper cherry pit paper full of shit.
Every time you see the word never you must cross it out.
venerdì 29 maggio 2009
giovedì 28 maggio 2009
il dono nei film di lars von trier
Donati, distruggi te stesso, arriva a consumare ogni minimo frammento di dignità che ti rimane, getta via il tuo orgoglio assieme ai tuoi principi e alle tue convinzioni, fai di te quello che odi negli altri, fatti sterco, pattume, disprezzati fino a non sopportarti più...
solo per, infine, goderti lo spettacolo dell'abisso: tout seul.
solo per, infine, goderti lo spettacolo dell'abisso: tout seul.
mercoledì 27 maggio 2009
constatazioni scomode
E' preoccupante non percepire la differenza tra una persona davvero innamorata di te e un'altra che non (lo) è (mai) stata capace.
Soprattutto se ci si sente ancora legati della seconda.
Soprattutto se ci si sente ancora legati della seconda.
sabato 23 maggio 2009
Faire des plans: jamais, jamais...
E poi arriva il triste giorno degli abbandoni
Adieu adieu
A tout'
Tristesse.
Una radio queer, del Marais, parla degi ultimi weekend parisienne a prezzi (s)vantaggiosi
Il falafel sionista de la rosieres non ci aiuterà ad arrivare senza bagagli a Gare de Lyon
Darò una festa sul mio terrazzo per dirti ancora "fottiti ma aspettami"
Festeggeremo le convinzioni irremovibili e brinderemo, con il più pessimo dei Bordeaux del franprix, il nostro essere sempre uguali
Quando ieri ho visto un'ombra à la citè, uno spettro che percorreva la Senna per farsi rincorrere, ti ho detto: cette fois, je n'y arrive pas
Non è come il comunismo: tu l'aspetti e lui arriva
E poi ho preso la 4 fino a Belleville a svendere gli ultimi due sogni che mi sono rimasti ,nelle tasche sfoderate di questi jeansneri, che si sono stufati di segurie ol mio corpo, per poi comperarne di nuovi nei frip' di roi de Sicilie
Ti porterò al canale a farti vedere i pompieri e ti racconterò tutto questo
Parlami dei tuoi progetti per questo agosto e lasciateli sconvolgere
Je suis l'hasard, le désordre c'est moi
Misuro sempr epiù accuratamente la camera di Did e rimango sempre più persuaso che è giusta per due, giusta per noi-due
Come nei natali della famiglia Ekdhal vorrei farti promesse al sapore di vaniglia, silenziose
Tratteggio il mio delirio
E' quello sarà il giorno che c'eravamo detti quell'inverno?
Insegnami cos'hai imparato in tutto questo tempo
teach me, teach me
E saremo qui, ancora qui vedi?, un'altra volta ma sorriderai
Sono un proiettile chou
Je suis dynamite, p'tite fraise
Et ça c'est mortel
Adieu adieu
A tout'
Tristesse.
Una radio queer, del Marais, parla degi ultimi weekend parisienne a prezzi (s)vantaggiosi
Il falafel sionista de la rosieres non ci aiuterà ad arrivare senza bagagli a Gare de Lyon
Darò una festa sul mio terrazzo per dirti ancora "fottiti ma aspettami"
Festeggeremo le convinzioni irremovibili e brinderemo, con il più pessimo dei Bordeaux del franprix, il nostro essere sempre uguali
Quando ieri ho visto un'ombra à la citè, uno spettro che percorreva la Senna per farsi rincorrere, ti ho detto: cette fois, je n'y arrive pas
Non è come il comunismo: tu l'aspetti e lui arriva
E poi ho preso la 4 fino a Belleville a svendere gli ultimi due sogni che mi sono rimasti ,nelle tasche sfoderate di questi jeansneri, che si sono stufati di segurie ol mio corpo, per poi comperarne di nuovi nei frip' di roi de Sicilie
Ti porterò al canale a farti vedere i pompieri e ti racconterò tutto questo
Parlami dei tuoi progetti per questo agosto e lasciateli sconvolgere
Je suis l'hasard, le désordre c'est moi
Misuro sempr epiù accuratamente la camera di Did e rimango sempre più persuaso che è giusta per due, giusta per noi-due
Come nei natali della famiglia Ekdhal vorrei farti promesse al sapore di vaniglia, silenziose
Tratteggio il mio delirio
E' quello sarà il giorno che c'eravamo detti quell'inverno?
Insegnami cos'hai imparato in tutto questo tempo
teach me, teach me
E saremo qui, ancora qui vedi?, un'altra volta ma sorriderai
Sono un proiettile chou
Je suis dynamite, p'tite fraise
Et ça c'est mortel
giovedì 7 maggio 2009
j'ador(n)e ça
A Chatelet una ragazza dalla pelle bianca alabastro ti sorride e poi si gira per guardarti.
Tu ti togli le cuffie, anche dall'esterno si sente il basso incalzante che ha solo Entertainment. Lo fai per guardarla meglio e capire se sta vibrando qualcosa da quelle labbra che vorresti mordere al Social, dove stasera suonerà Mr Oizo e tu ti accorgerai di aver bevuto un bicchiere di t-punch di troppo solo quando ti ritroverai chiuso nel bagno degli uomini con quella ragazza che indossava la parrucca rosa e che continuava a fissarti da quando sei arrivato.
Ognuno si costruisce la sua epifania privata su misura.
E poi da quel momento niente per te varrà di più di un vestito blu elettrico che le copre le gambe solo fin sopra sopra le ginocchia, niente avrà piu valore di quello che lei chiamava il tuo vestito.
E ogni giorno aspetti un suo sms con una citazione degli Smiths, solo per farti capire che sta tornando da te.
Le racconterai che il giorno dopo che hai conosciuto quella ragazza con il braccio destro tatuato, ad una crémaillère nel Marais, le hai mandato un messaggio con una citazione da There is a light that never goes out e che lei non l'ha colta?
Dopo quella mattina hai iniziato a pensare che ci sono cose su cui non sai più transigere e su cui solo lei potrebbe dirti lo so.
Non era di certo lei e non lo capivi ancora.
Non era lei ed hai iniziato a capirlo sol quando nel suo studio di Place des Vosges hai buttato via l'ultimo preservativo preso dalla scatola che avevi preso al distributore automatico della stazione di St Miche, con i due euro che ti aveva prestato il tuo migliore amico. Ed hai iniziato a piangere e a chiamarla con il suo nome.
Così sei scappato da casa sua dans l'apres midi, poco dopo aver fatto ancora l'amore. Quando hai preso in mano il cellulare, dove hai trovato i suoi messaggi ed hai chiamato la messagerie ascoltando la sua voce triste e un po' incazzata che ti raccontava in 12 modalità differenti che era rimasto senza soldi, senza poter pranzare e che ti aspettava dalle 11 di mattino, la voce di colui che aveva deciso ancora prima che la conoscessi di venire a Parigi per pochi giorni e solo per vederti, allora a quel punto, mentre lei metteva il caffè su quella maledette piastre, hai deciso di fuggire.
Conosci l'inglese? Capisci le canzoni quando le ascolti?
Ask me why (another time) and I'll spit in your eyes.
Ti dice che la sua breve fase d'infatuazione per il marxismo e per Lukacs è già finita e che è tornata finalmente all'epicureismo romano.
E solo così l'hai riconosciuta dopo mesi, dicendoti proprio quello che volevi sapere, anche se fingi di aver voluto chiederle tutt'altro.
E ogni volta continui a chiederti come funziona questo suo capire tutto.
Per te non esistono quindi?..., infelici costruttori di muri, storie tristi consumate in una sola notte, ricchi e famosi tatuatori che si sono trasferiti all'estero, letti da dividere in tre perchè ci si annoia, fotografi malinconici e maniaci, egocentrici direttori e managers di agenzie publicitarie da cui farsi afferrare da dietro nel bagno del primo piano del tuo ufficio.
Il lavoro continua a metterci tristezza e anche un po' d'ansia. Ed hai solo goduto quando in metro quel tossico pieno di buchi e tagli sulle braccia ha sbattuto in testa il suo libro con violenza a quell'uomo di mezza età, impomatato con la 24ore di pelle che leggeva Le Figaro, perchè l'aveva urtato per entrare nel vagone.
Non c'è bisogno di chiederti scusa, come stai?, oppure se qualcuno lo fa ci s'indigna o si ride fino a piangere. Come avevate fatto al teatro del cervello.
Perchè non le dici che qui i taxi costano talmente poco che potrebbe chiamarne uno ogni sera, solo per portarla a casa quando le scarpe che ha comprato il pomeriggio le tagliano i talloni fino a farglieli sanguinare? O delle le calze strappate per liberarle i polsi, che conservi ancora tra l'ammasso di scatole che ora abitano la tua stanza a Milano, pesanti come il rimbombo che ha fatto la tua tazza lanciata su via Irnerio, a pochi metri da dove avrebbero investito il tuo compagno di stanza, mentre ridevi.
Tutti i tuoi sbagli stanno in un bicchiere di vino rosso di troppo, nei tuoi piani quinquennali progettati dal partito (dei perdenti) solo per farla restare vergine e di fatto mai esistiti o messi in atto? Nelle chiamate mai avvenute, nelle lettere scritte sulla carta da forna mai ricevute, nei dolci alla rosa troppo zuccherati per riuscire a mangiarli, che non ti hai mai portato, perchè tu non hai mai voluto andare da lei a trovarla?
Come quando lei ti sorrideva e ti diceva che non voleva mai venire.
Ho appeso in camera, vicino alle fototessere della macchinetta di Stalingrad, i prezzi dei treni scritti in greco su un foglietto degli orari, per farci viaggiare sulle carrozze più sporche del mondo, quelle che in una sola giornata ti portano da Atene a Salonicco.
La prima regola della colazione vestiti, le solide dieta di nulla, ramadam spezzati solo al tramonto, quando ti concedeva una squallida zucchina bollita male con il cavolo rosso e quella salsa all'acqua e caramello che lei continuava a chiamare aceto balsamico.
La seconda scuola di Vienna che ha ora ha cambiato sede e si è stabilita nel tuo ipod nano, con T. W. Adorno che chiamava les flics perchè gli avevi mostrato il tuo seno, fin troppo perfetto per un ebreo sefardita e perchè difendevi il tuo Stravisnkij contro Schoenberg con un tale forza argomentativa da farci dimenticare tout de coup la nostra adesione alla Scuola di Francoforte e ai dogmi della teoria critica.
Ed eravate sempre in camera sua a parlare di Agostino quando la sveglia del cellulare vi avvisava che erano già le 6, dovevi uscire, camminavi spedito per raggiungere casa tua in dieci minuti (ogni volta ci mettevi sempre di meno anche se a volte baravi quando le facevi uno squillo per avvisarla che eri arrivato). Per dormire, quando andava bene, un paio d'ore, solo per risentirla e progettare un'altra giornata inconcludente.
Ti ha raccontato che nel weekend andrà a St. Ouen, al marché aux Puces a vendere a pochi cents le foto dei ballarini che l'hanno delusa e che una notte aveva strappato violentemente dalla tappezzeria squallida di camera sua.
E via Mascarella rimane sempre una parallela di Borgo San Pietro.
Tu ti togli le cuffie, anche dall'esterno si sente il basso incalzante che ha solo Entertainment. Lo fai per guardarla meglio e capire se sta vibrando qualcosa da quelle labbra che vorresti mordere al Social, dove stasera suonerà Mr Oizo e tu ti accorgerai di aver bevuto un bicchiere di t-punch di troppo solo quando ti ritroverai chiuso nel bagno degli uomini con quella ragazza che indossava la parrucca rosa e che continuava a fissarti da quando sei arrivato.
Ognuno si costruisce la sua epifania privata su misura.
E poi da quel momento niente per te varrà di più di un vestito blu elettrico che le copre le gambe solo fin sopra sopra le ginocchia, niente avrà piu valore di quello che lei chiamava il tuo vestito.
E ogni giorno aspetti un suo sms con una citazione degli Smiths, solo per farti capire che sta tornando da te.
Le racconterai che il giorno dopo che hai conosciuto quella ragazza con il braccio destro tatuato, ad una crémaillère nel Marais, le hai mandato un messaggio con una citazione da There is a light that never goes out e che lei non l'ha colta?
Dopo quella mattina hai iniziato a pensare che ci sono cose su cui non sai più transigere e su cui solo lei potrebbe dirti lo so.
Non era di certo lei e non lo capivi ancora.
Non era lei ed hai iniziato a capirlo sol quando nel suo studio di Place des Vosges hai buttato via l'ultimo preservativo preso dalla scatola che avevi preso al distributore automatico della stazione di St Miche, con i due euro che ti aveva prestato il tuo migliore amico. Ed hai iniziato a piangere e a chiamarla con il suo nome.
Così sei scappato da casa sua dans l'apres midi, poco dopo aver fatto ancora l'amore. Quando hai preso in mano il cellulare, dove hai trovato i suoi messaggi ed hai chiamato la messagerie ascoltando la sua voce triste e un po' incazzata che ti raccontava in 12 modalità differenti che era rimasto senza soldi, senza poter pranzare e che ti aspettava dalle 11 di mattino, la voce di colui che aveva deciso ancora prima che la conoscessi di venire a Parigi per pochi giorni e solo per vederti, allora a quel punto, mentre lei metteva il caffè su quella maledette piastre, hai deciso di fuggire.
Conosci l'inglese? Capisci le canzoni quando le ascolti?
Ask me why (another time) and I'll spit in your eyes.
Ti dice che la sua breve fase d'infatuazione per il marxismo e per Lukacs è già finita e che è tornata finalmente all'epicureismo romano.
E solo così l'hai riconosciuta dopo mesi, dicendoti proprio quello che volevi sapere, anche se fingi di aver voluto chiederle tutt'altro.
E ogni volta continui a chiederti come funziona questo suo capire tutto.
Per te non esistono quindi?..., infelici costruttori di muri, storie tristi consumate in una sola notte, ricchi e famosi tatuatori che si sono trasferiti all'estero, letti da dividere in tre perchè ci si annoia, fotografi malinconici e maniaci, egocentrici direttori e managers di agenzie publicitarie da cui farsi afferrare da dietro nel bagno del primo piano del tuo ufficio.
Il lavoro continua a metterci tristezza e anche un po' d'ansia. Ed hai solo goduto quando in metro quel tossico pieno di buchi e tagli sulle braccia ha sbattuto in testa il suo libro con violenza a quell'uomo di mezza età, impomatato con la 24ore di pelle che leggeva Le Figaro, perchè l'aveva urtato per entrare nel vagone.
Non c'è bisogno di chiederti scusa, come stai?, oppure se qualcuno lo fa ci s'indigna o si ride fino a piangere. Come avevate fatto al teatro del cervello.
Perchè non le dici che qui i taxi costano talmente poco che potrebbe chiamarne uno ogni sera, solo per portarla a casa quando le scarpe che ha comprato il pomeriggio le tagliano i talloni fino a farglieli sanguinare? O delle le calze strappate per liberarle i polsi, che conservi ancora tra l'ammasso di scatole che ora abitano la tua stanza a Milano, pesanti come il rimbombo che ha fatto la tua tazza lanciata su via Irnerio, a pochi metri da dove avrebbero investito il tuo compagno di stanza, mentre ridevi.
Tutti i tuoi sbagli stanno in un bicchiere di vino rosso di troppo, nei tuoi piani quinquennali progettati dal partito (dei perdenti) solo per farla restare vergine e di fatto mai esistiti o messi in atto? Nelle chiamate mai avvenute, nelle lettere scritte sulla carta da forna mai ricevute, nei dolci alla rosa troppo zuccherati per riuscire a mangiarli, che non ti hai mai portato, perchè tu non hai mai voluto andare da lei a trovarla?
Come quando lei ti sorrideva e ti diceva che non voleva mai venire.
Ho appeso in camera, vicino alle fototessere della macchinetta di Stalingrad, i prezzi dei treni scritti in greco su un foglietto degli orari, per farci viaggiare sulle carrozze più sporche del mondo, quelle che in una sola giornata ti portano da Atene a Salonicco.
La prima regola della colazione vestiti, le solide dieta di nulla, ramadam spezzati solo al tramonto, quando ti concedeva una squallida zucchina bollita male con il cavolo rosso e quella salsa all'acqua e caramello che lei continuava a chiamare aceto balsamico.
La seconda scuola di Vienna che ha ora ha cambiato sede e si è stabilita nel tuo ipod nano, con T. W. Adorno che chiamava les flics perchè gli avevi mostrato il tuo seno, fin troppo perfetto per un ebreo sefardita e perchè difendevi il tuo Stravisnkij contro Schoenberg con un tale forza argomentativa da farci dimenticare tout de coup la nostra adesione alla Scuola di Francoforte e ai dogmi della teoria critica.
Ed eravate sempre in camera sua a parlare di Agostino quando la sveglia del cellulare vi avvisava che erano già le 6, dovevi uscire, camminavi spedito per raggiungere casa tua in dieci minuti (ogni volta ci mettevi sempre di meno anche se a volte baravi quando le facevi uno squillo per avvisarla che eri arrivato). Per dormire, quando andava bene, un paio d'ore, solo per risentirla e progettare un'altra giornata inconcludente.
Ti ha raccontato che nel weekend andrà a St. Ouen, al marché aux Puces a vendere a pochi cents le foto dei ballarini che l'hanno delusa e che una notte aveva strappato violentemente dalla tappezzeria squallida di camera sua.
E via Mascarella rimane sempre una parallela di Borgo San Pietro.
mercoledì 6 maggio 2009
martedì 5 maggio 2009
Damaged goods
Your kiss so sweet
Your sweat so sour
Sometimes Im thinking that I love you
But I know its only lust
The sins of the flesh
Are simply sins of lust
Sweats running down your back
Sweats running down your neck
Heated couplings in the sun
(or is that untrue? )
Colder couplings in the night
(never saw your body)
Quando un altro gruppo sarà ancora in grado di scrivere testi di tale calibro e inventare riffs così devastanti, solo allora potremmo avere un altro 77.
Your sweat so sour
Sometimes Im thinking that I love you
But I know its only lust
The sins of the flesh
Are simply sins of lust
Sweats running down your back
Sweats running down your neck
Heated couplings in the sun
(or is that untrue? )
Colder couplings in the night
(never saw your body)
Quando un altro gruppo sarà ancora in grado di scrivere testi di tale calibro e inventare riffs così devastanti, solo allora potremmo avere un altro 77.
lunedì 20 aprile 2009
on étions aussi, tout seuls
C'est une histoire bien connue:
un mec tout seul
une nana toute seule
une nuit de printemps
...et voilà, c'est fait!
un mec tout seul
une nana toute seule
une nuit de printemps
...et voilà, c'est fait!
martedì 24 marzo 2009
la baguette interdite
Ormai sono giunto alla conclusione che spezzare la baguette per strada per mangiarne un pezzo, deve essere un segno di estrema maleducazione qui a Parigi. Altrimenti non si spiegano gli sguardi stizziti e disgustati dei passanti quando torno dal supermarché vicino al Mairie del XI°.
La primavera non esiste. Il vento mi ha già distrutto due ombrelli e maintenant ho deciso di andare in girso senza, tanto qui oltre a non saper fare la pasta non sanno neanche fare la pioggia.
Per andare contro i luoghi comuni e tentare di sfatarli, ieri ho preso una pizza in rue de Turenne . Perché siamo stufi della solita solfa, che all'estero nessuno è capace di cucinare come noi italiani etc...Tutte palle. Dopo secoli avranno imparato pure loro a fare una fottuta pizza, glielo concediamo, no?
Insomma avete capito cosa intendo?
Non prendete mai e poi mai una pizza a Parigi.
La primavera non esiste. Il vento mi ha già distrutto due ombrelli e maintenant ho deciso di andare in girso senza, tanto qui oltre a non saper fare la pasta non sanno neanche fare la pioggia.
Per andare contro i luoghi comuni e tentare di sfatarli, ieri ho preso una pizza in rue de Turenne . Perché siamo stufi della solita solfa, che all'estero nessuno è capace di cucinare come noi italiani etc...Tutte palle. Dopo secoli avranno imparato pure loro a fare una fottuta pizza, glielo concediamo, no?
Insomma avete capito cosa intendo?
Non prendete mai e poi mai una pizza a Parigi.
lunedì 9 marzo 2009
La promenade serale mi propone un uomo, quelli a cui non sai dare l'età ma sai che non sono giovani, che esordisce chiedendomi con voce gracchiante "avez-vous les anarchistes en Italie?".
Il fatto che io stesso sia un anarchico fa esplodere immediatamente il suo entusiasmo.
M'invita a bere del vino rosso di bassa qualità in una creperie a pochi passi dal quartiere latino, su bvd st-germain. Mi parla di quando è stato in Spagna a combattere contro Franco, di come nella vita conti solo l'amore e del capitalismo.
Di ritorno, in metro, stazione Cluny-La Sorbonne ascolto paper kitten klaw e appena parte il violoncello inizio a piangere.
Sotto les grands oiseaux ho anch'io la mia epifania joyciana.
Il fatto che io stesso sia un anarchico fa esplodere immediatamente il suo entusiasmo.
M'invita a bere del vino rosso di bassa qualità in una creperie a pochi passi dal quartiere latino, su bvd st-germain. Mi parla di quando è stato in Spagna a combattere contro Franco, di come nella vita conti solo l'amore e del capitalismo.
Di ritorno, in metro, stazione Cluny-La Sorbonne ascolto paper kitten klaw e appena parte il violoncello inizio a piangere.
Sotto les grands oiseaux ho anch'io la mia epifania joyciana.
domenica 22 febbraio 2009
0.20 cent
Mi scrivi dicendomi di tenere ben nascosti i miei quaderni fino all'equinozio di primavera, ti auguri che non vi sia scritto nulla di personale.
Su dei quaderni a fogli bianchi e scritte in giapponese, acquistati a meno di un euro.
0.20 eurocent è il prezzo per non avere più dubbi o risposte.
A fine mese ci abboneremo alla nuova tariffa telefonica che permette di non dirsi più niente senza scatto alla risposta.
Su dei quaderni a fogli bianchi e scritte in giapponese, acquistati a meno di un euro.
0.20 eurocent è il prezzo per non avere più dubbi o risposte.
venerdì 20 febbraio 2009
metamorfosi nel dio di Meister Eckhart
E scrivere senza sosta, per svuotamento.
So che non si riesce, ho già provato: riempire pagine fin quando è proprio il corpo a venir meno.
Un test di Cooper per il monografo, sondare la soglia tra anima e corpo, solo per il gusto di smentire la pinealità della ghiandola cartesiana e trasferirla in carta.
Il mio foglio-mondo.
E poi farne carta straccia da cestinare.
So che non si riesce, ho già provato: riempire pagine fin quando è proprio il corpo a venir meno.
Un test di Cooper per il monografo, sondare la soglia tra anima e corpo, solo per il gusto di smentire la pinealità della ghiandola cartesiana e trasferirla in carta.
Il mio foglio-mondo.
E poi farne carta straccia da cestinare.
chi viene e chi va
Ieri quasi coricato su questo scampolo di pelle nera, scomposta dai graffi, che non fa altro che incurvare ulteriormente questa schiena già inveterata, leggevo le tue parole su liquidi cristalli.
E mi son fatto ghiaccio.
La tua sconcertante ed inedita lucidità, un'analisi ineccepibile.
Anche se mi rendo conto che non è tutto.
E te l'ho detto, mentre mi consumavo a bassa voce, per fare in modo che le fibre di legno e plexiglass che mi separano da loro bastassero a rendermi muto.
Come quando tornati dalla montagna, mi dicesti che non erano sufficienti a nascondere la tua voce e che pensavi s'intravedesse la tua ombra, proiettata sul nulla, dall'ingresso.
E volevi le lenzuola, che avevo preso furtivo nell'altra camera fuggendo dallo sguardo inquisitorio di mia madre, per dormire nel letto di sopra, perchè ci vuole sempre quel minimo di je ne sais quoi. Lo stesso che mi faceva tornare da casa tua ed odiare i passeri, perché erà già mattino quando mi mettevo a letto, sempre vestito.
E il giorno dopo, di pomeriggio, abbiamo preso la macchina per andare a Crema o Cremona dove c'era quel gelataio che faceva il pistacchio buonissimo e poi a Piacenza, da Medardo, solo per fare l'aperitivo, perchè lì si paga anche tanto ma si mangia bene e perchè avevamo i buoni per fare la benzina gratis e volevo farti conoscere la Mari.
Devo scegliere sempre io il tuo cocktail e cosa mangiare, dai piatti pieni di schifezze e surrogati di caviale di bassa qualità, ma a te piaceva così e andava benissimo.
Ridevi quando guidavo, con gli occhiali da persona seria, con una sola mano , l'altra sulle tue gambe e poi ti addormentavi senza dire nulla.
Come quando iniziano le gallerie, quelle lunghe, per andare a Bormio, mentre ascoltavamo sempre la stessa canzone degli Smiths o dei Gang of four, dall'inizio del viaggio. Volevi che ti raccontassi di quando favevo il dj in centro a Milano, in galleria Vittorio Emanuele, che non avevo ancora la patente e veniva a prendermi mio padre e il giorno dopo a scuola dormivo sul banco. Di com'era portare i pantaloni larghi e se non avevo paura a scrivere sui muri, mentre passavamo da quel ramo del lago di Como.
E che mi mettessi a cantare e a fare i gesti come Morrisey.
Io poi nel tunnel ho chiuso gli occhi, solo per un secondo, per vedere cosa sognavi, rischiando di ucciderci.
Proprio come nella canzone che continuavamo ad ascoltare.
Continuare a ripetermi, accostandoti alle mie orecchie per urlarlo ancora più forte, quanto ti dispiaccia che sia tutto finito e tutto il resto, è talmente vuoto da non donarmi la Grazia per addormentarmi.
Intanto realizzo che questo è l'unico luogo dove riesco ancora a dormire.
Non dormirai più... Glamis ha ucciso il sonno, e perciò Cawdor non dormirà più. Macbeth non dormirà più
Prima di tutto mi sono apparsi, come sempre, i tuoi fantasmi.
Ti ho vista correre, forsennata, con la tua bicicletta nera per i vicoli più reconditi (che poi sono quelli più affascinanti) di Bologna, nei pressi di via de' Coltelli, dove facevamo sempre colazione la mattina, a pochi metri da dove abitavi, in quella casa stupenda, davanti alla quale una volta sono stato quasi tutta la notte, sugli scalini dove negli ultimi giorni di maggio mi parlavi di tuo zio, che come il mio, è morto di eroina negli anni Ottanta. Senza avvisarti nè dirti niente, perchè volevo solo sbirciarti dalla finestra mentre studiavi il criticismo kantiano.
E facevamo a gara a chi faceva innervosire di più i camerieri.
Solo dopo ho ricevuto la conferma da E., che sabato è stato investito, una frattura alla clavicola, come te la gamba più o meno in questo periodo l'anno scorso, quando ancora non ti conoscevo nonostante tu venissi a lezione solo perchè c'ero io o almeno così dicevi.
E lui tossisce tutta la notte e ora dovrà pure rimpiazzarmi con un nuovo compagno di stanza.
Ma non sto scappando, come ti dicono i ronzii che ascolti tramite il ricevitore del telefono rosa, quello di tua sorella, con cui mi mandasti le foto del tuo cane buffo, che si era rotto una zampa perchè tua mamma l'aveva pestato per sbaglio.
Credimi.
Almeno ora.
sei scappato
senza tentare niente
e io ho sempre saputo che era così
Ora mi preoccupa solo sapere a chi darò il tuo libro di filosofia medievale, quello scritto dalla professoressa - che se io avessi il suo nome me ne vergognerei -
E questo inverno ho studiato la storia dei Ballets Russes perchè tra le poco foto che avevi appese sulla parete di camera tua c'era quella di Nijinsky vicino a quella di Sylvie Guillem. E vedendo il Romeo e Giulietta di Prokofiev ho pianto.
Abbiamo sempre bisogno di oltrepassare la mezzanotte solo per capire se dirci addio o arrivederci?
E mi son fatto ghiaccio.
La tua sconcertante ed inedita lucidità, un'analisi ineccepibile.
Anche se mi rendo conto che non è tutto.
E te l'ho detto, mentre mi consumavo a bassa voce, per fare in modo che le fibre di legno e plexiglass che mi separano da loro bastassero a rendermi muto.
Come quando tornati dalla montagna, mi dicesti che non erano sufficienti a nascondere la tua voce e che pensavi s'intravedesse la tua ombra, proiettata sul nulla, dall'ingresso.
E volevi le lenzuola, che avevo preso furtivo nell'altra camera fuggendo dallo sguardo inquisitorio di mia madre, per dormire nel letto di sopra, perchè ci vuole sempre quel minimo di je ne sais quoi. Lo stesso che mi faceva tornare da casa tua ed odiare i passeri, perché erà già mattino quando mi mettevo a letto, sempre vestito.
E il giorno dopo, di pomeriggio, abbiamo preso la macchina per andare a Crema o Cremona dove c'era quel gelataio che faceva il pistacchio buonissimo e poi a Piacenza, da Medardo, solo per fare l'aperitivo, perchè lì si paga anche tanto ma si mangia bene e perchè avevamo i buoni per fare la benzina gratis e volevo farti conoscere la Mari.
Devo scegliere sempre io il tuo cocktail e cosa mangiare, dai piatti pieni di schifezze e surrogati di caviale di bassa qualità, ma a te piaceva così e andava benissimo.
Ridevi quando guidavo, con gli occhiali da persona seria, con una sola mano , l'altra sulle tue gambe e poi ti addormentavi senza dire nulla.
Come quando iniziano le gallerie, quelle lunghe, per andare a Bormio, mentre ascoltavamo sempre la stessa canzone degli Smiths o dei Gang of four, dall'inizio del viaggio. Volevi che ti raccontassi di quando favevo il dj in centro a Milano, in galleria Vittorio Emanuele, che non avevo ancora la patente e veniva a prendermi mio padre e il giorno dopo a scuola dormivo sul banco. Di com'era portare i pantaloni larghi e se non avevo paura a scrivere sui muri, mentre passavamo da quel ramo del lago di Como.
E che mi mettessi a cantare e a fare i gesti come Morrisey.
Io poi nel tunnel ho chiuso gli occhi, solo per un secondo, per vedere cosa sognavi, rischiando di ucciderci.
Proprio come nella canzone che continuavamo ad ascoltare.
Continuare a ripetermi, accostandoti alle mie orecchie per urlarlo ancora più forte, quanto ti dispiaccia che sia tutto finito e tutto il resto, è talmente vuoto da non donarmi la Grazia per addormentarmi.
Intanto realizzo che questo è l'unico luogo dove riesco ancora a dormire.
Non dormirai più... Glamis ha ucciso il sonno, e perciò Cawdor non dormirà più. Macbeth non dormirà più
Prima di tutto mi sono apparsi, come sempre, i tuoi fantasmi.
Ti ho vista correre, forsennata, con la tua bicicletta nera per i vicoli più reconditi (che poi sono quelli più affascinanti) di Bologna, nei pressi di via de' Coltelli, dove facevamo sempre colazione la mattina, a pochi metri da dove abitavi, in quella casa stupenda, davanti alla quale una volta sono stato quasi tutta la notte, sugli scalini dove negli ultimi giorni di maggio mi parlavi di tuo zio, che come il mio, è morto di eroina negli anni Ottanta. Senza avvisarti nè dirti niente, perchè volevo solo sbirciarti dalla finestra mentre studiavi il criticismo kantiano.
E facevamo a gara a chi faceva innervosire di più i camerieri.
Solo dopo ho ricevuto la conferma da E., che sabato è stato investito, una frattura alla clavicola, come te la gamba più o meno in questo periodo l'anno scorso, quando ancora non ti conoscevo nonostante tu venissi a lezione solo perchè c'ero io o almeno così dicevi.
E lui tossisce tutta la notte e ora dovrà pure rimpiazzarmi con un nuovo compagno di stanza.
Ma non sto scappando, come ti dicono i ronzii che ascolti tramite il ricevitore del telefono rosa, quello di tua sorella, con cui mi mandasti le foto del tuo cane buffo, che si era rotto una zampa perchè tua mamma l'aveva pestato per sbaglio.
Credimi.
Almeno ora.
sei scappato
senza tentare niente
e io ho sempre saputo che era così
Ora mi preoccupa solo sapere a chi darò il tuo libro di filosofia medievale, quello scritto dalla professoressa - che se io avessi il suo nome me ne vergognerei -
E questo inverno ho studiato la storia dei Ballets Russes perchè tra le poco foto che avevi appese sulla parete di camera tua c'era quella di Nijinsky vicino a quella di Sylvie Guillem. E vedendo il Romeo e Giulietta di Prokofiev ho pianto.
Abbiamo sempre bisogno di oltrepassare la mezzanotte solo per capire se dirci addio o arrivederci?
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